Grazie carissimo Vincenzo di questa bellissima e profondissima catechesi! Come sempre, la tua spiegazione mi spinge alla preghiera; mi fa veramente lasciare tutto da parte e meditare su qualche passaggio del tuo testo. E oggi, ciò che mi colpisce è questo : " Quando si bacia l’icona di Cristo, l’onore non si ferma al legno e al colore: passa a Cristo. Quando si venera l’immagine di Maria, l’onore non si ferma alla statua: passa a Maria, e attraverso lei a suo Figlio". Sono parole che confermano quello che io non sapevo consciamente,ma che credevo e che ho sempre fatto. Non ci sono altri immagini più significativi in casa nostra, altro che quelli sacri. È bello quando, durante il giorno, sommersa nei miei impegni quotidiani, sollevo lo sguardo e "parlo a Maria", mentre guardo alla sua immagine. O a quella di Suo Figlio. Sento una Presenza che mi accompagna. Sento vitalmente, che mi udisce. Non c'è solitudine; anzi nei momenti più difficili, radia una certa sicurezza che promette serenità.
Auguro a te e a tutti i lettori, la stessa pace, caro fratello in Cristo.
ti ringrazio io. Davvero. Perché quello che hai scritto è una testimonianza teologica molto importante.
Hai colto, con la limpidezza di chi non si limita a sapere la fede ma la abita, il cuore esatto della questione. C'è una categoria classica della teologia che descrive precisamente quello che dici: cognoscere per connaturalitatem — conoscere per affinità, per consonanza vissuta tra la propria vita e l'oggetto della fede. Non è un sapere « inferiore » all'argomentazione: è il sapere che le permette di stare in piedi. Senza di esso, la teologia diventa ginnastica concettuale; con esso, diventa ciò che dovrebbe sempre essere — intellectus fidei, intelligenza della fede.
E poi mi hai toccato in un punto particolare, Dorothy, che vorrei sottolineare perché è importante. Quando descrivi quel sollevare lo sguardo durante il giorno, in mezzo agli impegni, e parlare a Maria guardando la sua immagine — stai descrivendo ciò che la teologia ortodossa chiama « la finestra »: l'icona non come muro che si guarda, ma come apertura attraverso cui qualcuno ti guarda. Tu hai usato la parola giusta: «Sento una Presenza che mi accompagna. Sento vitalmente che mi udisce.» Quel mi udisce è esattamente il punto. Non si parla a un legno dipinto: si parla a Lei, e l'immagine è la soglia attraverso cui la conversazione passa. È il principio di Nicea II reso vita quotidiana in una cucina o in un corridoio di casa — l'onore reso all'immagine passa al prototipo, dicevano i Padri. Tu lo dici con altre parole, ma è la stessa cosa.
E quel « non c'è solitudine », Dorothy — quella frase pesa. Pesa perché in essa c'è il segreto della comunione dei santi: la consapevolezza che chi ha la casa abitata da immagini sacre non vive mai del tutto solo, perché in quelle immagini è presente Chi rappresentano. È esattamente l'opposto del freddo iconoclasta che si ritrova le pareti bianche e si convince che « così è più puro »: in realtà ha solo svuotato la stanza dalla compagnia dei santi.
Una cosa, infine, da fratello a sorella. Quando scrivi che « non sapevi consciamente » ciò che credevi — questo è il senso profondo del sensus fidei fidelium di cui parla la Lumen Gentium 12: il « senso della fede » dato dallo Spirito al popolo dei battezzati, che spesso precede la sua formulazione teologica esplicita. La fede non è prima nei libri e poi nella vita: è prima nella vita e poi nei libri, e i libri servono a difenderla, a chiarirla, a trasmetterla — non a generarla. Tu non hai « imparato » dal mio articolo cosa credere: hai trovato nel mio articolo parole per ciò che già abitava il tuo cuore. È molto diverso. Ed è molto più bello, perché significa che lo Spirito Santo era già al lavoro in te molto prima che io scrivessi una sola riga.
Per questo ti ringrazio. Perché commenti come il tuo ricordano a chi scrive che non sta « insegnando »: sta servendo. Sta consegnando parole a una fede che già vive, già prega, già parla a Maria. E questa, alla fine, è la fede che salva il mondo — molto più dei libri.
La pace che mi auguri io la auguro a te, e mi unisco di cuore alla tua preghiera. Continua a sollevare lo sguardo. Continua a parlare a Maria. Lei ti udisce, hai ragione tu — e attraverso di Lei, suo Figlio.
Lo Spirito Santo vive in te, parla tramite le tue parole certamente Vincenzo. La Santissima Trinità ci raggiunge tramite tutto ciò che ci presenti, tutta la sapienza, la consapevolezza in maniera chiara e didattica. Io ti considero come una fonte di Sapienza dalla quale imparo moltissimo (infatti rileggo i testi molte volte e rivedo i video più volte ancora - non mi stanco mai - che Dio ti benedica). Hai un dono molto raro: fai tutto questo accessibile a persone come me che hanno fame e sete della Parola di Dio e le risorse ordinarie più comuni non ci soddisfano, (con rispetto... ) D'altronde, hai le tue altre responsabilità di famiglia - ti ammiro tantissimo. Vorrei prendere l'occasione di congratulare te e la tua carissima moglie per la nascita di vostro figlio! Che Dio vi benedica tutti!
Continuiamo a vivere questo meraviglioso pellegrinaggio terreno con gioia, amore, speranza e fede.
Sono contenta di averti ritrovato! Non sono una "geek" tecnologica, ma mi sto abituando a quest' app! D
quando scrivi «lo Spirito Santo vive in te, parla tramite le tue parole», io ti capisco — e ti ringrazio di cuore per l'affetto che c'è dietro queste parole. Ma permettimi di metterle in ordine, perché è importante per te, non per me. Lo Spirito Santo abita in ogni battezzato in stato di grazia — abita in te, Dorothy, esattamente come abita in chi scrive.
Quello che senti quando leggi i testi non è lo Spirito Santo che passa da me a te: è lo Spirito Santo che è già in te, e che riconosce nelle parole che leggi qualcosa di vero, perché il vero risuona col vero. È il principio classico: veritas a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est — la verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo. Ma il «da chiunque» è importante: la verità non si autentica per la persona che la pronuncia, si autentica per la sua conformità alla Parola. Per questo io stesso, quando scrivo, devo continuamente verificarmi sul testo greco e sulla Tradizione — non basta «sentire»: bisogna misurare.
E tu, leggendomi, devi fare lo stesso. Non credermi perché te lo dico io: credi a ciò che dico nella misura in cui regge alla prova del Vangelo. Questo è il rispetto vero che ti devo.
Detto questo — e qui non scivolo nella falsa modestia, perché tu meriti onestà — sì, dietro ogni testo e ogni video ci sono ore di studio, controllo del testo critico, confronto con i Padri, riscritture, notti in cui si rigira una sola parola greca per trovarne il peso esatto. C'è quello che Leopardi chiamava "le sudate carte". Non lo dico per vantarmi: lo dico perché l'idea che basti «aprire la bocca e lo Spirito parla» è una pia illusione che fa torto alla serietà del lavoro evangelico. Paolo studiava. Girolamo studiava fino allo sfinimento. Lo Spirito Santo non sostituisce il lavoro: lo abita, lo trasfigura, lo rende fecondo — ma chiede sudore.
E quel sudore, da solo, non basta a nulla: senza la grazia produce solo erudizione vana. Tengo insieme le due cose perché sono inseparabili: lavoro e grazia, operari et orare. Né l'uno né l'altra da soli salvano una riga.
Sul fatto che rileggi i testi e rivedi i video più volte: questo non è merito mio, Dorothy, è virtù tua. È il ruminare monastico, la lectio lenta, la masticazione della Parola che la fa diventare carne. Continua. È la cosa più giusta che si possa fare con un testo che parla del Vangelo: non consumarlo, abitarlo. E quando torni a rileggere, fallo con la stessa libertà critica che useresti con qualunque altro autore — perché la fede non si poggia su di me, si poggia su Cristo, e io devo essere trasparente, non opaco.
Sulla nascita: ti ringrazio di cuore, Dorothy. Ogni figlio è un sì pronunciato sulla bontà di Dio — e in questi tempi è un sì che costa, ma proprio per questo vale. Porteremo nella preghiera anche te, e tu prega per noi: per la salute, per la pazienza, per il sonno (che spesso manca), e perché questo bambino cresca conoscendo il volto del Signore.
Sapere che fratelli e sorelle che non abbiamo mai incontrato di persona pregano per la nostra famiglia è una di quelle cose che fanno toccare con mano la communio sanctorum — la comunione dei santi, che non è solo una formula del Credo — è esattamente questo: tu che da casa tua preghi per un bambino che probabilmente non vedrai mai, e quel bambino che cresce sotto quella preghiera senza saperlo. È così che si tiene insieme la Chiesa.
Grazie di camminare con noi, Dorothy. E sì, continua a sollevare lo sguardo a Maria — Lei ti udisce, e attraverso di Lei, suo Figlio.
Grazie carissimo Vincenzo di questa bellissima e profondissima catechesi! Come sempre, la tua spiegazione mi spinge alla preghiera; mi fa veramente lasciare tutto da parte e meditare su qualche passaggio del tuo testo. E oggi, ciò che mi colpisce è questo : " Quando si bacia l’icona di Cristo, l’onore non si ferma al legno e al colore: passa a Cristo. Quando si venera l’immagine di Maria, l’onore non si ferma alla statua: passa a Maria, e attraverso lei a suo Figlio". Sono parole che confermano quello che io non sapevo consciamente,ma che credevo e che ho sempre fatto. Non ci sono altri immagini più significativi in casa nostra, altro che quelli sacri. È bello quando, durante il giorno, sommersa nei miei impegni quotidiani, sollevo lo sguardo e "parlo a Maria", mentre guardo alla sua immagine. O a quella di Suo Figlio. Sento una Presenza che mi accompagna. Sento vitalmente, che mi udisce. Non c'è solitudine; anzi nei momenti più difficili, radia una certa sicurezza che promette serenità.
Auguro a te e a tutti i lettori, la stessa pace, caro fratello in Cristo.
Dorothy
Carissima Dorothy,
ti ringrazio io. Davvero. Perché quello che hai scritto è una testimonianza teologica molto importante.
Hai colto, con la limpidezza di chi non si limita a sapere la fede ma la abita, il cuore esatto della questione. C'è una categoria classica della teologia che descrive precisamente quello che dici: cognoscere per connaturalitatem — conoscere per affinità, per consonanza vissuta tra la propria vita e l'oggetto della fede. Non è un sapere « inferiore » all'argomentazione: è il sapere che le permette di stare in piedi. Senza di esso, la teologia diventa ginnastica concettuale; con esso, diventa ciò che dovrebbe sempre essere — intellectus fidei, intelligenza della fede.
E poi mi hai toccato in un punto particolare, Dorothy, che vorrei sottolineare perché è importante. Quando descrivi quel sollevare lo sguardo durante il giorno, in mezzo agli impegni, e parlare a Maria guardando la sua immagine — stai descrivendo ciò che la teologia ortodossa chiama « la finestra »: l'icona non come muro che si guarda, ma come apertura attraverso cui qualcuno ti guarda. Tu hai usato la parola giusta: «Sento una Presenza che mi accompagna. Sento vitalmente che mi udisce.» Quel mi udisce è esattamente il punto. Non si parla a un legno dipinto: si parla a Lei, e l'immagine è la soglia attraverso cui la conversazione passa. È il principio di Nicea II reso vita quotidiana in una cucina o in un corridoio di casa — l'onore reso all'immagine passa al prototipo, dicevano i Padri. Tu lo dici con altre parole, ma è la stessa cosa.
E quel « non c'è solitudine », Dorothy — quella frase pesa. Pesa perché in essa c'è il segreto della comunione dei santi: la consapevolezza che chi ha la casa abitata da immagini sacre non vive mai del tutto solo, perché in quelle immagini è presente Chi rappresentano. È esattamente l'opposto del freddo iconoclasta che si ritrova le pareti bianche e si convince che « così è più puro »: in realtà ha solo svuotato la stanza dalla compagnia dei santi.
Una cosa, infine, da fratello a sorella. Quando scrivi che « non sapevi consciamente » ciò che credevi — questo è il senso profondo del sensus fidei fidelium di cui parla la Lumen Gentium 12: il « senso della fede » dato dallo Spirito al popolo dei battezzati, che spesso precede la sua formulazione teologica esplicita. La fede non è prima nei libri e poi nella vita: è prima nella vita e poi nei libri, e i libri servono a difenderla, a chiarirla, a trasmetterla — non a generarla. Tu non hai « imparato » dal mio articolo cosa credere: hai trovato nel mio articolo parole per ciò che già abitava il tuo cuore. È molto diverso. Ed è molto più bello, perché significa che lo Spirito Santo era già al lavoro in te molto prima che io scrivessi una sola riga.
Per questo ti ringrazio. Perché commenti come il tuo ricordano a chi scrive che non sta « insegnando »: sta servendo. Sta consegnando parole a una fede che già vive, già prega, già parla a Maria. E questa, alla fine, è la fede che salva il mondo — molto più dei libri.
La pace che mi auguri io la auguro a te, e mi unisco di cuore alla tua preghiera. Continua a sollevare lo sguardo. Continua a parlare a Maria. Lei ti udisce, hai ragione tu — e attraverso di Lei, suo Figlio.
Sia lodato Gesù Cristo
Vincenzo
Lo Spirito Santo vive in te, parla tramite le tue parole certamente Vincenzo. La Santissima Trinità ci raggiunge tramite tutto ciò che ci presenti, tutta la sapienza, la consapevolezza in maniera chiara e didattica. Io ti considero come una fonte di Sapienza dalla quale imparo moltissimo (infatti rileggo i testi molte volte e rivedo i video più volte ancora - non mi stanco mai - che Dio ti benedica). Hai un dono molto raro: fai tutto questo accessibile a persone come me che hanno fame e sete della Parola di Dio e le risorse ordinarie più comuni non ci soddisfano, (con rispetto... ) D'altronde, hai le tue altre responsabilità di famiglia - ti ammiro tantissimo. Vorrei prendere l'occasione di congratulare te e la tua carissima moglie per la nascita di vostro figlio! Che Dio vi benedica tutti!
Continuiamo a vivere questo meraviglioso pellegrinaggio terreno con gioia, amore, speranza e fede.
Sono contenta di averti ritrovato! Non sono una "geek" tecnologica, ma mi sto abituando a quest' app! D
Carissima sorella Dorothy,
quando scrivi «lo Spirito Santo vive in te, parla tramite le tue parole», io ti capisco — e ti ringrazio di cuore per l'affetto che c'è dietro queste parole. Ma permettimi di metterle in ordine, perché è importante per te, non per me. Lo Spirito Santo abita in ogni battezzato in stato di grazia — abita in te, Dorothy, esattamente come abita in chi scrive.
Quello che senti quando leggi i testi non è lo Spirito Santo che passa da me a te: è lo Spirito Santo che è già in te, e che riconosce nelle parole che leggi qualcosa di vero, perché il vero risuona col vero. È il principio classico: veritas a quocumque dicatur a Spiritu Sancto est — la verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo. Ma il «da chiunque» è importante: la verità non si autentica per la persona che la pronuncia, si autentica per la sua conformità alla Parola. Per questo io stesso, quando scrivo, devo continuamente verificarmi sul testo greco e sulla Tradizione — non basta «sentire»: bisogna misurare.
E tu, leggendomi, devi fare lo stesso. Non credermi perché te lo dico io: credi a ciò che dico nella misura in cui regge alla prova del Vangelo. Questo è il rispetto vero che ti devo.
Detto questo — e qui non scivolo nella falsa modestia, perché tu meriti onestà — sì, dietro ogni testo e ogni video ci sono ore di studio, controllo del testo critico, confronto con i Padri, riscritture, notti in cui si rigira una sola parola greca per trovarne il peso esatto. C'è quello che Leopardi chiamava "le sudate carte". Non lo dico per vantarmi: lo dico perché l'idea che basti «aprire la bocca e lo Spirito parla» è una pia illusione che fa torto alla serietà del lavoro evangelico. Paolo studiava. Girolamo studiava fino allo sfinimento. Lo Spirito Santo non sostituisce il lavoro: lo abita, lo trasfigura, lo rende fecondo — ma chiede sudore.
E quel sudore, da solo, non basta a nulla: senza la grazia produce solo erudizione vana. Tengo insieme le due cose perché sono inseparabili: lavoro e grazia, operari et orare. Né l'uno né l'altra da soli salvano una riga.
Sul fatto che rileggi i testi e rivedi i video più volte: questo non è merito mio, Dorothy, è virtù tua. È il ruminare monastico, la lectio lenta, la masticazione della Parola che la fa diventare carne. Continua. È la cosa più giusta che si possa fare con un testo che parla del Vangelo: non consumarlo, abitarlo. E quando torni a rileggere, fallo con la stessa libertà critica che useresti con qualunque altro autore — perché la fede non si poggia su di me, si poggia su Cristo, e io devo essere trasparente, non opaco.
Sulla nascita: ti ringrazio di cuore, Dorothy. Ogni figlio è un sì pronunciato sulla bontà di Dio — e in questi tempi è un sì che costa, ma proprio per questo vale. Porteremo nella preghiera anche te, e tu prega per noi: per la salute, per la pazienza, per il sonno (che spesso manca), e perché questo bambino cresca conoscendo il volto del Signore.
Sapere che fratelli e sorelle che non abbiamo mai incontrato di persona pregano per la nostra famiglia è una di quelle cose che fanno toccare con mano la communio sanctorum — la comunione dei santi, che non è solo una formula del Credo — è esattamente questo: tu che da casa tua preghi per un bambino che probabilmente non vedrai mai, e quel bambino che cresce sotto quella preghiera senza saperlo. È così che si tiene insieme la Chiesa.
Grazie di camminare con noi, Dorothy. E sì, continua a sollevare lo sguardo a Maria — Lei ti udisce, e attraverso di Lei, suo Figlio.
Grazie di cuore
Sia lodato Gesù Cristo
Vincenzo