La mia Storia

Mi chiamo Vincenzo Lo Palo. Sono un marito, un padre di quattro figli, un cristiano e uno studioso della Sacra Scrittura nelle lingue originali.

La mia vita ha avuto due parti, separate da un confine netto. Nella prima lavoravo nel settore dell’intrattenimento per adulti, come tecnico. Era un lavoro che mi dava sicurezza economica ma che mi consumava dentro, giorno dopo giorno, senza che me ne rendessi conto. Il 29 settembre 2009, festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la mia vita è cambiata per sempre. Non è stata una decisione ragionata, non è stato il frutto di un percorso graduale. È stato un momento — violento, totale, irrevocabile — in cui ho capito che non potevo più vivere come stavo vivendo. Ho lasciato tutto. Il lavoro, il guadagno, la sicurezza. Ho voltato le spalle a un mondo che conoscevo e ho risposto a una chiamata che non potevo ignorare, anche se non sapevo ancora dove mi avrebbe portato.

Ma la missione a tempo pieno non è arrivata subito. Tra la conversione e la dedizione completa all’evangelizzazione ci sono stati otto anni di lavoro duro — anni in cui ho fatto di tutto per mantenere la mia famiglia. Ho fatto il camionista di mezzi pesanti a livello internazionale, attraversando l’Europa su un TIR, lontano da casa per giorni, a volte settimane. Ho fatto altri lavori, qualsiasi cosa fosse necessaria, qualsiasi cosa mi permettesse di portare avanti la famiglia mentre dentro di me cresceva una vocazione che non potevo ancora vivere pienamente. Otto anni in cui pregavo, studiavo quando potevo, e aspettavo il momento in cui Dio avrebbe aperto la strada per dedicarmi interamente a Lui.

Quel momento è arrivato. E da allora sono un missionario digitale a tempo pieno. Non un missionario a parole, non nel tempo libero, non come attività secondaria accanto a un altro lavoro. A tempo pieno. Come unica ragione di vita, come unica occupazione, come risposta quotidiana a una vocazione che non mi ha mai lasciato e che io non ho mai abbandonato.

Il 13 maggio — il filo della Madonna

Il 13 maggio 2010 ho aperto il mio primo canale YouTube dedicato alla preghiera. Non avevo un piano, non avevo una strategia, non avevo pubblico. Avevo solo l’urgenza di condividere ciò che stavo vivendo — la preghiera, la fede ritrovata, il bisogno di portare Dio dove sembrava assente. Quel canale, mmhosting, è ancora attivo oggi, quindici anni dopo, con oltre 218.000 iscritti. Ogni giorno, migliaia di persone pregano attraverso i suoi contenuti: rosari, coroncine, novene, tridui, preghiere devozionali. Non ho scelto io quella data. Solo anni dopo ho realizzato che il 13 maggio è il giorno della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima, nel 1917.

Lo stesso 13 maggio ricorre nel 2016, quando ho fondato nel Regno Unito la società TV Pater Limited (dapprima chiamata Amegicas, in onore del cognome di mia moglie), la struttura giuridica che sostiene tutta la mia missione digitale. Anche in quel caso non ho scelto consapevolmente la data. È successo così, come succedono le cose quando qualcuno più grande di te guida i tuoi passi senza che tu te ne accorga. In queste coincidenze — che per me non sono coincidenze — ho riconosciuto la mano della Madre di Dio, che ha accompagnato questa missione fin dal suo primo respiro e che continua ad accompagnarla ogni giorno.

Quattro canali, un solo uomo

Nel corso di quindici anni la missione è cresciuta, canale dopo canale, senza mai fermarsi.

Il primo canale, mmhosting, è il più antico. Aperto il 13 maggio 2010, è dedicato alla preghiera devozionale — rosari, coroncine, novene, tridui. Oltre 218.000 iscritti che ogni giorno trovano in quei contenuti un momento di raccoglimento e di incontro con Dio.

Il secondo canale, La Luce di Cristo, è nato il 24 aprile 2019 ed è dedicato alla Liturgia delle Ore — la grande preghiera quotidiana della Chiesa, scandita nelle sue ore canoniche. Oggi conta oltre 138.000 iscritti. Ogni giorno, decine di migliaia di persone pregano Lodi, Ora Media, Vespri e Compieta attraverso questi contenuti. Per molti è l’unico modo di accedere alla Liturgia delle Ore — persone anziane, malate, isolate, lontane da una chiesa, che trovano in quel canale la possibilità di unirsi alla preghiera della Chiesa universale.

Il terzo canale, TV Pater, è stato aperto il 23 maggio 2022 ed è dedicato al commento quotidiano del Vangelo del giorno. Ogni mattina, i fedeli trovano una riflessione sul brano evangelico della liturgia, pensata per accompagnarli nella giornata con la Parola di Dio nel cuore. Oggi ha circa 12.000 iscritti e cresce costantemente.

Il quarto canale, Vincenzo Lo Palo, è il più recente, avviato nel 2025. È il canale dove metto il mio volto e la mia voce al servizio della catechesi biblica diretta. Qui non prego soltanto — insegno. Porto le persone dentro il testo sacro, le accompagno nella scoperta del Nuovo e dell’Antico Testamento, condivido il frutto del mio studio delle lingue originali. È il canale più personale, quello dove il mio lavoro di ricerca biblica prende vita davanti alla telecamera. Conta circa 4.700 iscritti.

Quattro canali. Quasi 373.000 iscritti complessivi. Quindici anni di missione ininterrotta. Contenuti pubblicati ogni singolo giorno, senza eccezioni, senza pause, senza vacanze. E dietro a tutto questo c’è un solo uomo.

La mia vocazione di studioso

Non vengo dal mondo accademico né da quello ecclesiastico. Ho un diploma tecnico. Non ho lauree in teologia, non ho frequentato seminari, non ho titoli da esibire. Tutto quello che so sulle lingue bibliche l’ho imparato da solo. Il greco del Nuovo Testamento — il koinè, che leggo con la pronuncia moderna, quella viva, non quella ricostruita dei manuali accademici. L’ebraico biblico. L’aramaico. Lingua dopo lingua, grammatica dopo grammatica, paradigma dopo paradigma, notte dopo notte, per anni. Mentre i miei figli dormivano, io studiavo. Mentre il mondo scorreva, io stavo su un versetto, una radice verbale, una sfumatura che cambiava il senso di un intero passo.

Il mio metodo è semplice e rigoroso: risalgo al testo originale e attraverso un’analisi esegetica seria e onesta cerco di restituire al lettore il cuore autentico del messaggio biblico. Confronto le varianti manoscritte, analizzo le scelte dei traduttori antichi e moderni, consulto i Padri della Chiesa — non per ripetere ciò che è stato detto, ma per verificare se ciò che è stato detto corrisponde a ciò che è stato scritto. Non per erudizione, non per vanità intellettuale, ma perché ogni parola conta quando è Dio che parla. E perché secoli di traduzioni imprecise hanno creato una distanza tra il lettore e il messaggio originale — una distanza che non è solo linguistica, ma teologica.

Ho scritto un libro, Quando la fede non consola — Appunti dal Getsemani. Trecento pagine che uniscono la mia esperienza personale di crisi e di fede con lo studio rigoroso della Scrittura nelle lingue originali. Non è un trattato accademico — è il libro di un uomo che ha attraversato il deserto e che nel deserto ha trovato la Parola. È in fase di pubblicazione.

Sono cresciuto nella fede cattolica, che porto nel cuore. Il mio lavoro è radicato nella Scrittura e nella tradizione dei Padri della Chiesa.

La mia giornata

Quello che faccio ogni giorno è difficile da spiegare a chi non lo vive. Non è un lavoro d’ufficio con orari definiti. Non è un’attività creativa che si accende quando arriva l’ispirazione. È una macchina che non si ferma mai e che dipende interamente da me.

Ogni mattina devo preparare il commento al Vangelo del giorno per TV Pater. Questo significa leggere il brano, tornare al testo greco, verificare le sfumature, costruire una riflessione che sia fedele al testo e accessibile a chi ascolta. Poi devo registrarlo, montarlo, pubblicarlo — prima che i fedeli si sveglino e cerchino il contenuto per iniziare la loro giornata con la Parola di Dio.

Devo curare la pubblicazione quotidiana della Liturgia delle Ore su La Luce di Cristo — Lodi, Ora Media, Vespri, Compieta. Ogni ufficio deve essere pronto al momento giusto, perché chi prega la Liturgia delle Ore la prega a orari precisi, e se il contenuto non c’è, quelle persone restano senza la loro preghiera.

Devo preparare le catechesi — e queste richiedono il lavoro più lungo, perché ogni catechesi nasce da giorni di studio sul testo originale, analisi linguistica, confronto con i Padri, prima di arrivare davanti alla telecamera.

Devo scrivere la newsletter settimanale per la Confraternita di TV Pater — un lavoro di esegesi liturgica che richiede ore di preparazione per ogni singolo numero.

E devo fare tutto questo mentre sono padre. Mentre il mio figlio maggiore, che ha tredici anni ed è autistico, ha bisogno di attenzioni che non possono aspettare. Mentre gli altri due figli crescono e hanno diritto a un padre presente. Mentre il più piccolo — un mese di vita — riempie le notti di veglie e le giornate di quella stanchezza dolce e spietata che solo chi ha un neonato conosce. Mentre mia moglie Giorgiana, che mi affianca nella gestione e nel marketing della missione, porta sulle spalle un peso enorme anche lei, ogni giorno, senza mai tirarsi indietro.

Non ci sono giorni liberi. Non ci sono ferie. Non c’è il lusso di dire “oggi non ce la faccio.” Perché se io mi fermo, si ferma tutto. Non c’è nessun altro.

La nostra realtà

Vivo in Inghilterra da dodici anni, a Birkenhead, nel Merseyside, con mia moglie Giorgiana e i nostri quattro figli: il più grande (Giuseppe Carlo) ha 13 anni ed è autistico — una diagnosi che richiede attenzioni costanti, cure, energia, e che rende ogni giorno una sfida in più. Gli altri hanno 11 anni (Maria Margherita), 9 anni (Gloria Emanuela), e il più piccolo è un neonato di appena un mese (Eraldo Ulisse, in onore a Padre Candido Amantini, sacerdote passionista, il cui nome di battesimo era appunto Eraldo Ulisse!).

Siamo soli. Non abbiamo parenti nel Regno Unito. Non abbiamo una comunità di riferimento, non abbiamo una rete di supporto ecclesiale, non abbiamo amici su cui contare nelle emergenze. Siamo una famiglia trapiantata in Inghilterra, che vive della Provvidenza di Dio e del lavoro instancabile di due genitori che non si arrendono.

Viviamo in affitto. Le spese per una famiglia di sei persone sono enormi — e con un figlio autistico e un neonato, le necessità si moltiplicano in modi che chi non li vive non può immaginare. Non ho finanziamenti. Non ho sponsor. Non ho entrate sicure legate al mio lavoro missionario. Ogni mese è un atto di fede — letteralmente. Ogni bolletta pagata è Provvidenza. Ogni spesa coperta è grazia.

Tutto il lavoro che faccio — i quattro canali, i contenuti quotidiani, le catechesi, le newsletter, lo studio delle lingue, la produzione video — lo faccio con tutto il mio cuore. È la mia offerta a Dio.

Di cosa ho bisogno

Dopo quindici anni di missione portata avanti tra sacrifici che solo Dio conosce, mi trovo a dover fare una cosa che non ho mai fatto in tutta la mia vita: chiedere aiuto.

Il mio desiderio — il desiderio mio e di Giorgiana — è trasferire la nostra famiglia in Irlanda del Nord. È un territorio con una profonda e viva tradizione cristiana, dove vediamo la possibilità di una crescita sana e serena per i nostri figli, in un ambiente più radicato nella fede e nella comunità di quanto lo sia la realtà in cui viviamo oggi.

Ma per farlo abbiamo bisogno di una casa. Siamo in affitto da anni e il peso economico dell’affitto, sommato a tutte le altre spese di una famiglia numerosa con un figlio con bisogni speciali e un neonato, rende impossibile mettere da parte i capitali necessari per un acquisto. Ogni mese quello che entra esce.

Cerco un benefattore. Una persona, una famiglia, una fondazione — qualcuno che creda nel valore di questa missione e che sia nella posizione di aiutarci concretamente. Una casa per la mia famiglia significherebbe toglierci il peso dell’incertezza abitativa che ci accompagna da anni. Significherebbe dare ai miei figli la stabilità che meritano. Significherebbe liberare energie che oggi vanno in pura sopravvivenza, perché possano andare interamente in ciò che Dio mi ha chiamato a fare: portare la Sua Parola alle anime attraverso il mondo digitale.

Quindici anni di lavoro quotidiano. Quasi 373.000 anime raggiunte. Quattro canali attivi. Un libro in fase di pubblicazione. Tutto costruito da solo, con le mie mani, con la mia fede, con il sostegno silenzioso e fortissimo di mia moglie. Senza mai chiedere nulla a nessuno.

Oggi chiedo. Non per ambizione. Non per comodità. Non per costruire qualcosa di grande per me. Chiedo perché sono un padre di quattro figli che lavora ogni giorno per Dio e che ha bisogno di un tetto stabile sotto cui far crescere la propria famiglia e continuare la propria missione.

Se quello che hai letto ti parla, se credi che quindici anni di missione quotidiana al servizio della Parola di Dio meritino di continuare con più stabilità e più forza — ti chiedo di considerare un gesto concreto. Un sostegno economico, una donazione, la condivisione di questa pagina con chi potrebbe aiutare. O anche solo una preghiera — perché nulla è piccolo agli occhi di Dio quando è dato con amore.

Affido ogni benefattore alla Madre di Dio, che ha accompagnato questa missione fin dal suo primo respiro — quel 13 maggio che non ho scelto io, ma che Lei ha scelto per me.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.» (Mt 10,8)

Per contattarmi direttamente: vincenzolopalo@gmail.com